Borsa di ricerca “Enrico Romanazzi”

L’Associazione Faunisti Veneti ha bandito per il 2016 un concorso per l’assegnazione di un contributo alla realizzazione di un progetto di ricerca sui Vertebrati nel Veneto.

A partire dal 2016 il bando è stato intitolato ad Enrico Romanazzi, naturalista ed erpetologo veneto, nonché socio e consigliere per molti anni dell’Associazione Faunisti Veneti.

Laureatosi in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Padova, ha successivamente conseguito un Master di II livello in Conservazione della biodiversità animale presso l’Università di Roma La Sapienza. Si è occupato in particolare di progetti di conservazione, ricerca ed educazione ambientale sull’erpetofauna. È stato borsista di ricerca presso l’Università di Salisburgo e quella di Padova occupandosi di studi di distribuzione, genetica e conservazione sulle salamandre alpine con particolare riferimento alla Salamandra di Aurora. Ha collaborato con la Provincia di Treviso per la mappatura e la schedatura dei punti focali di attraversamento stradale degli Anfibi nella provincia di Treviso finalizzata alla realizzazione di infrastrutture di mitigazione fissa (sottopassi, ponti e barriere), nonché all’elaborazione dei dati raccolti durante le attività di salvataggio da parte dei volontari tra il 2003 e il 2012 e alla predisposizione di materiale informativo e didattico. Ha collaborato con il MUSE (Museo delle Scienze di Trento) per lo studio delle Salamandre alpine (distribuzione, fattori ecologici e gestionali, genetica di conservazione e filogeografia, divulgazione e conservazione) e per la mappatura dei punti focali di attraversamento stradale degli anfibi con la valutazione dell’efficacia delle opere di mitigazione realizzate, delle Linee guida per il Monitoraggio dell’erpetofauna e del Piano d’Azione per Salamandra di Aurora, Tritone crestato italiano e Ululone dal ventre giallo in Trentino.

Intitolandogli questa borsa di ricerca l’Associazione Faunisti Veneti vuole rendere omaggio a quello che era il modo di intendere e fare conservazione di questo giovane naturalista che credeva fermamente che occuparsi di conservazione significasse conoscere e comprendere le specie che studiava, ma allo stesso tempo condividere e diffondere quanto appreso. Convinto che questo fosse fondamentale per la loro salvaguardia, stimolando scelte gestionali che permettessero la convivenza tra questi animali e la comunità umana con la quale si erano trovati a condividere il proprio ambiente.

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