M’AMMALIA 2020: L’echinococcosi

Echinococcosi, che cos’è?

L’Echinococcosi è una zoonosi, ossia una malattia che può essere trasmessa dagli animali all’uomo, provocata da un parassita del genere Echinococcus, un verme piatto della famiglia delle Tenie (Taenidae). Contrariamente a molte altre tenie, tuttavia, gli echinococchi anche in forma adulta sono di piccolissime dimensioni (2-7 mm) (Fig.1).

Le specie di Echinococcus presenti nel territorio italiano, E. granulosus e E. multilocularis, sono responsabili di due importanti zoonosi, rispettivamente l’echinococcosi cistica e l’echinococcosi alveolare.

E’ importante notare che, oltre ad avere un diverso quadro patologico, questi due parassiti hanno cicli e ospiti molto diversi.

Fig.1 Echinococco. Parassita adulto
Fig.2 Uovo di Taeniidae
Quali sono le specie animali che possono essere infestate da questi parassiti?

Il genere Echinococcus presenta un ciclo biologico indiretto, cioè necessita di più specie ospiti per il completamento del proprio sviluppo. Gli ospiti definitivi ne albergano la forma adulta (Fig.1), mentre gli ospiti intermedi ne albergano la forma larvale. E. granulosus e E. multilocularis hanno degli ospiti definitivi e intermedi “d’elezione”, che costituiscono il reservoir del parassita. Come vedremo, questi sono diversi tra le due specie.

In entrambi i casi, la forma che causa l’infestazione accidentale dell’uomo sono le uova (Fig.2) del parassita emesse con le feci dagli ospiti definitivi.

Vediamo quindi nel dettaglio i due cicli.

ECHINOCOCCUS GRANULOSUS – ECHINOCOCCOSI CISTICA

 

Ciclo biologico di E. granulosus

E. granulosus vive in forma adulta nell’intestino del cane, principale ospite definitivo (Fig.3). Il lupo, in quanto conspecifico del cane, a sua volta può ospitare forme adulte vitali. Altre specie di carnivori possono infestarsi, ma per queste il parassita ha spesso una minore affinità e può non svilupparsi completamente.

Fig.3 Echinococcus granulosus- Ciclo biologico (Fonte: https://www.cdc.gov/parasites/echinococcosis/ – modificato)
Il parassita adulto è formato da una testa (scolice) armata e da 3-4 segmenti (proglottidi) che costituiscono la strobila. L’ultima proglottide, che contiene le uova, si stacca dalla strobila, e viene espulsa con le feci nell’ambiente. Le uova sono di dimensioni microscopiche (25-30 micron) e sono estremamente resistenti: possono sopravvivere per mesi, soprattutto in ambienti umidi e a basse temperature, e rimanere infestanti molto a lungo (un anno e oltre). Gli ospiti intermedi, primariamente la pecora ma anche caprini, suini, bovini ed equini, si infestano ingerendo le uova, che contengono un embrione detto “esacanto” perché dotato di una doppia corona di uncini.

Dopo l’ingestione delle uova da parte dall’ospite intermedio, gli embrioni attraversano la parete intestinale, raggiungono il circolo linfatico ed ematico e vanno a localizzarsi primariamente a livello del fegato (circa nel 70% dei casi), in secondo ordine nei polmoni (circa nel 20% dei casi) ed occasionalmente in altri organi. In questi siti, essi si sviluppano allo stadio di cisti (cisti idatidea o metacestode (Fig.4-5)), caratterizzato da una struttura a più strati e ripiena di liquido contenente le forme infettanti o protoscolici. Questa fase di sviluppo ha una durata variabile; sono necessari anche parecchi mesi prima che l’idatide produca protoscolici (idatide fertile). Non tutte le cisti sono fertili, ma quelle fertili possono produrre ciascuna diverse migliaia di protoscolici.

Il ciclo (Fig.3) si chiude quando un ospite definitivo, cibandosi di visceri (soprattutto fegato e polmoni) crudi o poco cotti di animali parassitati, si infesta sviluppando la forma adulta.

E. granulosus ha sostanzialmente un ciclo domestico, in cui il cane rappresenta l’ospite definitivo e l’ovino l’ospite intermedio. Avendo entrambe queste componenti sotto controllo, il ciclo può essere quindi interrotto e il parassita eradicato.

Fig.4 Cisti di Echinococcus granulosus nel fegato
Fig.5 Cisti di Echinococcus granulosus nel polmone
Come si infetta il cane (e anche il lupo)?

Ingerendo visceri (soprattutto fegato (Fig.4) e polmoni (Fig.5)) crudi o poco cotti di animali parassitati, principalmente pecore, ma anche capre, bovini, maiali e cavalli. In questi visceri parassitati sono infatti presenti le cisti che contengono le forme infettanti.

Mi posso accorgere che il cane (o il lupo) è infestato da E. granulosus in forma adulta?

No. L’infestazione con forme adulte generalmente non causa sintomi e la parassitosi rimane spesso inosservata. Anche in animali deceduti sottoposti a necroscopia, le dimensioni del parassita sono tali per cui difficilmente questo è visibile, se non attivamente ricercato tramite specifici esami di laboratorio.

Mi posso accorgere che gli ospiti intermedi sono infestati da E. granulosus in forma larvale?

Negli animali vivi, sostanzialmente no, in quanto le cisti idatidee molto difficilmente causano sintomatologia in questi ospiti. Viceversa, nei visceri dei soggetti macellati o deceduti le cisti idatidee possono essere di medie-grandi dimensioni (Fig.4-5), molto ben visibili e facilmente riconoscibili, o quantomeno sospettabili.

Esiste una cura per il cane?

Si, tramite antielmintici attivi contro l’echinococco, che devono essere prescritti dal medico veterinario.

Come si infesta l’uomo, e cosa causa E. granulosus nell’uomo?

L’uomo, che si infesta accidentalmente ingerendo alimenti come frutta e verdura contaminati da uova di echinococco eliminate dall’ospite definitivo, sviluppa la cosiddetta echinococcosi cistica. Così come accade per gli ospiti intermedi, anche nell’uomo si sviluppano le cisti idatidee, a carico del fegato, dei polmoni e in altre sedi.

Esiste una cura per l’echinococcosi cistica nell’uomo?

Si, esistono diversi tipi di terapia, sia medica sia chirurgica. Bisogna però tenere presente che l’echinococcosi cistica è una malattia molto seria di cui spesso ci si rende conto quando il suo stadio è piuttosto avanzato, e le terapie possono essere molto impegnative.

Dove è distribuito E. granulosus in Italia?

Praticamente ovunque. E’ vero che nel nostro paese la malattia è molto diffusa nelle regioni centrali, meridionali e insulari, specialmente negli ovini. Tuttavia, casi vengono registrati anche nelle regioni settentrionali, e in alcune aree la frequenza di queste segnalazioni appare in aumento.  

Si può fare qualcosa per controllare E. granulosus nel territorio?

Sì: infatti, come dicevamo, il problema principale alla base della persistenza di questo parassita è il ciclo cane-pecora. Intervenendo su questo ciclo, ad esempio tramite miglioramento delle condizioni igieniche degli allevamenti e delle greggi, il divieto delle macellazioni clandestine e di abbandono in campo dei soggetti deceduti e dei loro visceri e in generale con l’educazione sanitaria delle categorie interessate, a partire dagli allevatori, il parassita può essere controllato, teoricamente fino all’eradicazione.

ECHINOCOCCUS MULTILOCULARIS – ECHINOCOCCOSI ALVEOLARE

 

E. multilocularis – Ciclo biologico

Le dimensioni e le caratteristiche morfologiche di questa specie parassita sono sovrapponibili alla precedente, da cui può essere distinta solo tramite specifiche analisi di laboratorio.

Anche E. multilocularis presenta un ciclo biologico indiretto (Fig.6). Tra gli ospiti definitivi il cane (e il lupo) e il gatto possono infestarsi, ma l’ospite definitivo d’elezione determinante per mantenere il parassita nell’ambiente, è la volpe rossa. Se gli ospiti definitivi sono in parte condivisi con E. granulosus, gli ospiti intermedi di E. multilocularis sono molto diversi, in quanto rappresentati da piccoli roditori, che si infestano cibandosi di vegetali e frutti di bosco contaminati dalle uova contenute nelle feci degli ospiti definitivi. Gli ospiti intermedi sviluppano a loro volta una forma larvale cistica a carico degli organi interni, in particolare a carico del fegato e in minor misura dei polmoni. Il ciclo del parassita si chiude quando l’ospite definitivo si ciba del roditore infestato, sviluppando nuovamente la forma adulta. E. multilocularis ha quindi un ciclo prettamente silvestre, e il suo stretto legame con l’ambiente e con gli ospiti definitivi e intermedi non ne consente il controllo o l’eradicazione nell’ambiente naturale.

Fig.6 Echinococcus multilocularis – Ciclo biologico ( Fonte: Wikimedia Commons e R.A Ims)
Come si infettano la volpe e gli altri possibili ospiti definitivi?

Predando i roditori parassitati, nei cui visceri sono presenti le cisti che contengono le forme infettanti.

Mi posso accorgere che la volpe (o un altro ospite definitivo) è infestato da E. multilocularis in forma adulta?

Anche in questo caso, no. L’infestazione con forme adulte non causa sintomi e la parassitosi rimane spesso inosservata, e anche in sede di necroscopia difficilmente il parassita è visibile, se non attivamente ricercato tramite specifici esami di laboratorio.

Mi posso accorgere che gli ospiti intermedi sono infestati da E. multilocularis in forma larvale?

Nel fegato di roditori parassitati possono essere visibili le cisti. E’ tuttavia evidente che l’esame macroscopico di queste specie non è un’attività consueta, ma collegata ad alcune attività di ricerca specifica (al contrario di quanto accade per i principali ospiti intermedi di E. granulosus, ruminanti domestici, che possono essere regolarmente ispezionati in sede di macellazione).

Esiste una cura per gli ospiti definitivi?

Si, come quella già descritta per E. granulosus, con antielmintici prescritti dal medico veterinario. Naturalmente, ci riferiamo ai carnivori domestici (cane e gatto).

Come si infesta e cosa causa E. multilocularis nell’uomo?

Anche in questo caso, l’uomo si infesta accidentalmente attraverso l’ingestione delle uova, ad esempio col consumo di prodotti contaminati raccolti nel sottobosco (frutti, funghi etc.) o portando le mani alla bocca dopo contatto, diretto o indiretto, con le feci di un ospite definitivo infetto (manipolazione della carcassa etc.).

La manifestazione patologica di E. multilocularis nell’uomo è l’echinococcosi alveolare, che presenta evidenti differenze rispetto all’echinococcosi cistica. Infatti, le forme cistiche di questa specie parassita tendono ad accrescersi in una maniera invasiva, simile a quella di un tumore, principalmente nel fegato ma anche “metastatizzando” in altri distretti.

Esiste una cura per l’echinococcosi alveolare nell’uomo?

Anche in questo caso, parliamo di una malattia molto seria, potenzialmente mortale se non curata. Esistono diverse cure, chirurgiche, mediche e combinate, che tuttavia sono ancor più impegnative di quelle per l’echinococcosi cistica. Questo si deve anche al fatto che la patologia progredisce in tempi ancora più lunghi (con una latenza di 5 – 15 anni), ostacolando così ulteriormente la diagnosi e la tempestività dell’intervento medico. Sono inoltre possibili ricadute: per questo motivo, le terapie e il follow up possono durare anni.

Dove è distribuito E. multilocularis in Italia?

Il versante italiano delle Alpi sembra essere oggi il limite meridionale della distribuzione di E. multilocularis in Europa. IZSVe ha identificato in Alto Adige un focolaio autoctono già dai primi anni 2000, oggi ancora presente e attivo, e recenti sono le segnalazioni del parassita nelle Alpi Occidentali. La distribuzione di questo parassita sembra però essere in evoluzione in tutto il mondo, e in Europa se ne sta evidenziando un’espansione dell’areale, tanto da far parlare di “newly endemic areas”. Fatte salve la maggior sensibilità delle tecniche diagnostiche e la maggior consapevolezza del problema, che in parte potrebbero spiegare tale situazione, un reale adattamento ecologico del parassita a mutate condizioni ambientali sembra certamente verosimile, considerando le modificazioni che stanno interessando l’ambiente naturale ad esempio in termini di clima e biodiversità. Per il mantenimento di questo parassita, il legame con la biocenosi degli ospiti definitivi ed intermedi e con la loro ecologia è strettissimo, e può variare sensibilmente anche su scala medio-piccola, determinando quindi, sulla stessa scala, situazioni di rischio zoonosico molto diverse.

Si può fare qualcosa per controllare E. multilocularis nel territorio?

Come dicevamo sopra, E. multilocularis ha un ciclo prettamente silvestre, su cui non è possibile intervenire direttamente o indirettamente. Per questo parassita, quindi, assume ancora più importanza la valutazione della situazione epidemiologica e della sua evoluzione. Per quanto riguarda l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, il focolaio individuato nei primi anni 2000 viene monitorato e, tramite progetti di ricerca finanziati dal Ministero della Salute, IZSVe sta lavorando sia sul miglioramento delle tecniche diagnostiche, sia sullo studio dei fattori determinanti, ad esempio in termini di presenza e demografia della volpe, dei piccoli roditori ospiti intermedi e del contesto ambientale, nel permettere ad una biocenosi di mantenere il ciclo del parassita. Obiettivo finale è quello di produrre un primo quadro dell’ecologia di E. multilocularis nel nostro territorio, ottenendone un quadro più rappresentativo che consenta di ottimizzare il monitoraggio in campo, l’uso delle risorse di laboratorio e la valutazione del rischio. Queste ricerche, multidisciplinari, hanno previsto collaborazione di altri enti di ricerca come la Fondazione Edmund Mach, l’Università di Pisa, l’Istituto Superiore di Sanità, il Centro di Referenza Nazionale per l’Echinococcosi, nonché di gestione come le Province di Trento e Bolzano.

PREVENIRE L’ECHINOCOCCOSI NELL’UOMO

 

Abbiamo sottolineato che sia l’echinococcosi cistica sia l’echinococcosi alveolare rappresentano gravi zoonosi che non vanno sottovalutate.

Fortunatamente, tuttavia, queste possono essere efficacemente prevenute seguendo semplici regole.

Ad esempio:

Sei o sarai proprietario di un cane?

  • quando adotti un cane assicurati che sia stato trattato contro l’echinococco, specialmente se proviene da un’area a rischio o se la sua provenienza è incerta o sconosciuta (ad es. canile)
  • non dare al cane visceri o carne crudi o poco cotti, anche se acquistati dal tuo macellaio di fiducia
  • utilizza diete casalinghe solo previa cottura
  • non lasciare vagare il cane, specialmente in aree rurali, senza il tuo controllo
  • raccogli ed elimina le feci del tuo cane. Nella maggior parte dei comuni a raccolta differenziata le deiezioni animali, se in piccola quantità, possono essere eliminate con il rifiuto “organico” o “umido”
  • portalo periodicamente dal veterinario per un’analisi coprologica

 

Partecipi ad attività di monitoraggio dei carnivori selvatici tramite la raccolta di campioni di feci?

  • Raccogli le feci sempre indossando guanti monouso resistenti (nitrile, lattice…)
  • Riponile in contenitori ben chiusi e a prova di perdita. Il laboratorio che le esaminerà potrà così, senza doverle previamente manipolare, trattarle prima dell’analisi in modo da inattivare le eventuali forme infestanti presenti (ad esempio tenendole a -80°C per alcuni giorni.)
  • In caso di manipolazione di feci molto secche, che possano disgregarsi formando polvere/aerosol, è utile una mascherina, da indossare prima di infilare i guanti e da levare dopo essersi sfilati i guanti (evitando quindi di avvicinare alla bocca mani con guanti sporchi)
  • Togli i guanti nel caso sia necessario usare altri oggetti come gps o telefono, e rimettine un altro paio nuovo quando riprendi le operazioni.
  • Dopo che hai effettuato i campionamenti, anche se hai usato i guanti lava comunque sempre accuratamente le mani con acqua e sapone prima di bere, mangiare, fumare…
  • Sei sicuramente adulto e vaccinato: quindi è superfluo spiegarti che se, come pare qualcuno faccia, avvicini le feci al naso per sentire “l’odore di lupo”, sono un po’ cavoli tuoi…

Testo redatto da

Federica Obber e Carlo Citterio

Medici Veterinari, U.O. Eco-Patologia, sezione di Belluno

IZSVe, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

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